A Castellino del Biferno il 16 gennaio vigilia di S.Antonio Abate si distribuisce la “ricciata” a tutti i fedeli (granone e grano messo a mollo due o tre giorni prima). Questa data segna anche l’inizio del Carnevale.
La tradizione vuole che il Carnevale arrivi in piazza in sella ad un asino accompagnato da canti e suoni , e successivamente con dolori addominali e una zucca che funge da pancia verrà a rimettere annaglie, capretto , cotiche, salsicce, e fagioli e baccalà. Con i conforti della quaresima, il Carnevale festeggerà ballando. Il giorno successivo il Carnevale morto sarà accompagnato per le vie del paese, e infine impiccato in piazza e incendiato sul rogo.
A Roccamandolfi dal giorno di S. Antonio Abate, le persone si radunano in piazza con campane e campanacci per dar vita a urlanti scorribande nel paese. L’ultimo giorno del Carnevale si da libero sfogo alla fantasia sfilando nelle strade e bruciando un fantoccio di paglia e stracci in piazza.
A Bagnioli del Trigno si rappresentano “i mesi dell’anno”; i carri e i personaggi, sono espressione della ciclicità della natura vista dal contadino. Tale repertorio medioevale tipico della civiltà contadina e riuscito ad arrivare sino ai giorni nostri . Francische lu giulliere è il protagonista della festa e chiama a raccolta le dodici tappe dell’anno viste dalla prospettiva contadina. La manifestazione si conclude con la distruzione del fantoccio di Carnevale, gesto simbolico per chiudere l’anno appena trascorso, e quando il fantoccio e completamente bruciato inizia la primavera del nuovo anno agricolo.
Anche a Cercepiccola si festeggiano i mesi , con una forma di drammatizzazione popolare e con la partecipazione di 32 personaggi, tutti di sesso maschile che sfilano per il centro storico.
I Carnevali più importanti si svolgono invece a Castelnuovo al Volturno a Tufara e a Toro.
“Gl’ cierv” si fa l’ultima domenica di Carnevale a Castelnuovo, era scomparso ,ma è stato riattivato nel 1984. La tradizione vuole che il cervo (con sembianze demoniache)entrando in paese distrugga gli orti e crei scompiglio tra gli astanti. Nel 1993 si introduce anche la figura della cerva. Martino lega con una corda il cervo e la compagna, dopo un duro combattimento, fino a che il furore non predomina ed essi si liberano di nuovo sfogando tutta la potenza animale. Nulla sembra più in grado di fermare le bestie quando compare il cacciatore che colpisce e uccide i cervi, la gente è spaventata ma il cacciatore soffia nelle orecchie delle bestie e come per incanto esse rivivono in una ritrovata dimensione naturale e purificate da ogni male. Un grande falò purificatore viene acceso nella piazza e l’uomo cervo e la cerva in un‘ atmosfera festante si allontanano tornando nei boschi.
Il Carnevale di Tufara consiste nel ripercorrere le gesta della maschera del diavolo (anche questi temi molto legati alla cultura cristiana. Il diavolo con i suoi seguaci (due morti) scorrazza per le strade del paese entrando in tutte le case accompagnato dal suono dei campanacci apostrofando la gente del popolo. Entrano n elle case prendendo vino e provviste se tutto ciò non viene offerto e segno di maleficio. Al diavolo cerca di opporsi i monaci dopo il suono dell’ave Maria la rappresentazione si sposta ai piedi dell’antico castello, dove è pronto il fantoccio del Carnevale carico di colpe. Il diavolo giunge e ne chiede l’anima Carnevale è giudicato da una giuria, la quale dopo l’ultima cena decide di giustiziare Carnevale gettandolo tra le braccia del diavolo, che scompare con il suo seguito nelle strade. Il fantoccio del Carnevale e gettato da una rupe, con lui rotola un sospiro, perché il peccato seduce.
A Toro si svolge un dramma carnevalesco intitolato la maschera del diavolo, musicato e scritto in dialetto locale. Uno dopo l’altro i cittadini sfilano davanti il demonio, confessando i peccati commessi e ascoltano la sentenza. In realtà sono tutti degni dell’inferno perché ognuno di loro commette dei peccati. Uno solo non va all’inferno ma in paradiso, è il contadino. Almeno una volta si rende giustizia al povero e malandato contadino il diavolo vorrebbe portare tutti con se, ma in realtà non può farlo perché gli abitanti sono protetti da San Mercurio. Il diavolo e sconfitto e deve ritirarsi all’ inferno senza portare nessun peccatore con lui.
Le tradizioni del carnevale molisamo, anche a detta di Vincenzo Spera, professore ordinario di Storia delle tradizioni popolari all’Università degli studi del Molise, si collocano perfettamente nel contesto sociale e culturale del territorio di cui sono espressione e come tali sono utilizzati quali cardini per la ricerca di un sentire comune e di una comune identità territoriale.
Scritto da : Annaelsa Tartaglione










