Thomas Demand Firenze dal 16/03/2018 - al 11/05/2018

Come sta la questione della nostra memoria? Spesso parliamo del suo “sbiadire”, come se le immagini, sotto il sole dei giorni e degli anni che scorrono,cominciassero per prima cosa a perdere i loro colori e solo in un secondo tempo i loro contorni! Non è forse vero che, oggi, sono soprattutto le fotografie a costituire la base della nostra memoria degli eventi personali e di quelli storici? Le immagini diffuse dai media costituiscono un patrimonio di memoria collettiva, anche se, sotto l’odierno flusso continuo delle informazioni, anch’esso rischia di perdere i suoi contorni.

 

66726_unnamed (900x1200)-696x385

 

D’altra parte le fotografie costituiscono una riduzione estrema della realtà, se pensiamo che in esse tutti i sensi, a parte la vista, si spengono. Né suoni, né odori, né corpi e superfici possono essere messi in collegamento con la riproduzione fotografica di una realtà. Thomas Demand porta avanti un’indagine su campioni fotografici che ci sono per lo più noti attraverso la stampa, anche se spesso non ne siamo consapevoli; lo fa ricostruendo in dimensioni naturali la situazione fissata dalla fotografia. A questo scopo utilizza carta di diverso spessore, colore e struttura della superficie. La situazione ricreata va a costituire un fragile spazio del ricordo, che ha perduto ogni peso corporeo e agisce esclusivamente sul piano del suo nudo apparire. Questo primo passo del trasferimento di una fotografia in un nuovo spazio si concretizza attraverso l’uso della luce, grazie a cui la matrice ritrovata comincia a “respirare”. La lente della macchina fotografica è il fuoco sul quale si concentrano tutti i lavori in preparazione. La nuova fotografia così ottenuta è, nel suo cromatismo e nell’atmosfera creata dalla luce, l’unico obiettivo di questo processo di creazione. Subito dopo le costruzioni in carta scompaiono.

Le immagini create da Thomas Demand appaiono all’osservatore in qualche modo familiari, ma senza che se ne possa addurne un preciso motivo. Impalpabili fili di memoria riportano l’osservatore al passato, a emozioni vissute, inafferrabili come quelle evocate dal profumo e dal sapore della madeleine descritta da Proust nella Rercherche, ma allo stesso tempo potenti. Frammenti di memoria si insinuano nelle immagini di Demand fino a creare un nuovo presente. L’invisibile si fa visibile, perché l’immagine non è ciò che rappresenta. La riproduzione creata non mostra alcuna analogia fisica col modello reale. Al posto di spazio e corporeità c’è ora l’accostamento di superfici colorate. Ognuno dei colori e delle forme racchiude in sé una sensazione capace di far emergere il ricordo. Il processo dell’osservazione fa scaturire la percezione di una realtà vissuta. Rendendo percepibile il processo attraverso cui l’immagine diventa tale, le fotografie di Thomas Demand penetrano in modo diverso nella nostra coscienza. Noi osservatori ci esponiamo al rischio che dietro ogni oggetto rappresentato ci sia qualcosa di nascosto, persino qualcosa di cui, nella realtà, non esiste corrispondente alcuno. Per questo, le immagini di Thomas Demand vanno ben oltre lo status di una riproduzione. Potrebbero essere considerate anche come metafore della fragilità della nostra immaginazione.

 

Helmut Friedel

 

GALLERIA GENTILI
Borgo Pinti 80/R – 82/R, Firenze
dal 16/03/2018 – al 11/05/2018
http://www.galleriagentili.it/